ACUSTICA: L’impatto nei bar e nei locali pubblici

L’impatto acustico dei bar e dei locali pubblici è una questione delicata perché oltre al rumore dei classici apparecchi presenti in tutti i bar si aggiunge spesso il suono della musica (diffusa o suonata) e il rumore generato dalla clientela.

La legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/95 obbliga i comuni a richiedere che vengano eseguiti deglistudi previsionali per tutte le attività rumorose, ciò succede contestualmente alla dichiarazione di inizio dell’attività (nella burocrazia della D.I.A.P. ma spesso anche nella S.C.I.A. per apertura o modifiche all’attività di somministrazione all’interno di pubblici esercizi), succede sempre più spesso che vengano richieste delle valutazioni di impatto acustico (V.I.A.) anche per le attività già esistenti dal comune o direttamente da ARPA: gran parte dei locali pubblici sono oggi considerati essere potenziali inquinanti per quanto riguarda il rumore.

Dal febbraio 2012 i locali che dichiarano di non avere musica al loro interno possono evitare di consegnare la relazione previsionale, se hanno impianti audio, o fanno spettacoli musicali con dj o musica dal vivo devono fare studiare la situazione a un tecnico competente che, dopo aver eseguito delle misure fonometriche e tutti i calcoli del caso, può consegnare in comune una relazione sintetica (atto sostitutivo di notorietà firmato dal tecnico).

Il DPR 227/2011 permette l’autocertificazione di impatto acustico per le attività che non disturbano, questa può essere firmata anche solo dal titolare dell’attività che però rischia una condanna penale per dichiarazione di falso in atto pubblico.

La regione Lombardia ha emesso nel gennaio 2014 un decreto che chiarisce per circoli privati e pubblici esercizi tre situazioni che possono essere autocertificate dal gestore/titolare mentre per le altre richiede comunque una previsione di impatto acustico redatta da un TCAA (Tecnico competente in acustica ambientale).

Lo studio è effettuato in via previsionale (V.P.I.A.) se l’attività non si è ancora insediata, è fatto sulla situazione esistente (V.I.A.) se l’attività è già avviata.

I controlli vengono effettuati di nascosto dall’ARPA provinciale competente su richiesta del comune che raccoglie gli esposti dei cittadini e può multare le attività inquinanti (ammenda, più pagamento delle spese dei tecnici, più conseguenti limitazioni sulla licenza di orario o di revoca della stessa).
L’intervento di un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto dalla regione è obbligatorio per legge quando si deve studiare la bonifica della situazione ma è utile anche per conciliare situazioni delicateextra-giudiziali con la P.A. e coi vicini (prima di andare in causa) o a supporto di un avvocato di una delle parti quando si arriva all’accertamento tecnico e poi alla causa legale.

I regolamenti sulle emissioni sonore sono individuati dal piano di zonizzazione acustica del comune che applica i decreti attuativi della legge quadro sull’inquinamento da rumore e divide il proprio territorio in zone di rispetto acustico. Ma l’aspetto più stringente della legge sull’inquinamento sonoro è quasi sempre la richiesta del rispetto del limite differenziale sul rumore della zona senza l’attività presente (detto tecnicamente livello residuo, o molto meno meno propriamente ‘rumore di fondo’ perchè tale nome si da al valore L95 usato a volte in dibattito civilistico) che è pari a 5 dB di giorno e 3 dB di notte (oggi si applicano gli stessi limiti del DPCM 14/11/1997 anche nelle cause civili, misurando il livello sonoro equivalente in presenza e in assenza della sorgente disturbante).

Preso un sito dove per esempio è presente un livello del rumore residuo pari a LAeq = 40 dB(A) qualsiasi attività commerciale o suo impianto non può introdurre rumore che innalzi il livello di rumore complessivo oltre i 43 dB(A) di notte e 45 dB(A) di giorno.

La nostra esperienza diretta è che la classica attività di bar al chiuso con radio/tv o filodiffusione a basso volume raramente risulta inquinante di giorno, lo è se lo stabile e/o il locale in cui è posta l’attività ha dei difetti edili o impiantistici o se alcune semplici norme di buon senso tecnico e di civile educazione non sono rispettate. Solitamente i livelli sonori interni a queste attività sono inferiori ai 70 dB(A).

La questione cambia quando l’attività nell’ happy hour o la sera preveda musica diffusa a volume sostenuto o suonata dal vivo, quando ci siano tavolini e clienti che consumano e/o sostano all’aperto, quando ci siano impianti rumorosi all’interno o all’esterno del locale (p.e. aria condizionata, frigoriferi, videopoker, etc.) e i vicini sono a pochi metri del locale. In questi casi il livello sonoro interno può superare gli 80 dB(A) e i 90 dB(A) rendendo la situazione molto delicata.

L’insonorizzazione dello spazio può essere concepita al meglio e con grande risparmio in fase di progettazione e di ristrutturazione. Le opere di isolamento possono integrarsi con la ristrutturazione e con il progetto architettonico dell’interno dei locali, in questi casi prima si interviene e più si risparmia.

link: www.inquinamentoacustico.it

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